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Museo Ca' Rezzonico di Venezia

Il Museo Ca' Rezzonico a Dorsoduro Venezia: come arrivare, la collezione esposta, la storia, gli orari, i contatti, il costo e i prezzi per l'acquisto dei biglietti e le informazioni utili per la visita.

Museo Ca' Rezzonico Venezia
Museo di Ca' Rezzonico - Dorsoduro 3136 - Venezia

Il Museo Civico Ca' Rezzonico si trova all'interno del sestiere di Dorsoduro affacciato sulla sponda destra del Canal Grande non distante da Ca' Foscari e dai Musei dell'Accademia.
Ospita ricostruzioni d'interni veneziani e una collezione di pittura settecentesca veneziana dove alloggiano alcuni Canaletto, Longhi e meravigliosi affreschi del Tiepolo.
Il Museo Ca' Rezzonico è aperto dal 25 aprile 1936 e vi si organizzano numerose mostre d'arte durante tutto l'anno.

Museo Civico Ca' Rezzonico

Appena entrati si può ammirare sulla destra una gondola storica con felze, la tipica copertura in uso fino all'Ottocento a Venezia per garantire la privacy agli illustri ospiti traghettati dalle note imbarcazioni. Al piano terra un notevole androne conduce al piccolo spazio che s'affaccia sul Canal Grande.

Qui, dalla scala situata a lato dela caffetteria, si passa al Mezzanino Browning che ospita la Collezione Mestrovich con opere di Jacopo Tintoretto, Benedetto Diana, Bonifacio de’ Pitati, Lelio Orsi, Francesco Guardi, Jacopo Amigoni, Alessandro Longhi.

Sempre dall'androne al piano terra, attraverso il grande scalone d’onore progettato da Giorgio Massari, si accede al primo piano dove inizia il percorso ufficiale del Museo Ca' Rezzonico.

Il Museo Ca' Rezzonico si compone al primo piano di undici sale che ospitano dipinti e sculture; ma anche fedeli ricostruzioni di ambienti domestici della nobiltà veneziana: sfruttando la decorazione ad affreschi dei soffitti e con la sistemazione di mobili e suppellettili del tempo il risultato è sorprendente.
Al primo piano, oltre all'imponente salone da ballo, si possono ammirare dipinti notevoli come il Ritratto di Francesco Falier in veste di Procuratore da mar di Bernardino Castelli (1786) o l'Affresco dell'Allegoria Nuziale di Giambattista Tiepolo (1757) posto nella seconda sala. Nelle sale successive si trovano un affresco firmato dal Diziani, arazzi fiamminghi, un altro affresco firmato Giambattista Tiepolo raffigurante l'Allegoria del Merito e una tela dello stesso intitolata Nobiltà e Virtù che abbattono la Perfidia.

Passando al piano superiore si possono ammirare alcune delle opere più famose della collezione del Museo Ca' Rezzonico: due dipinti di Canaletto, alcune tele di Longhi e gli affreschi di Giandomenico Tiepolo provenienti da Villa Zianigo.

L'ultimo piano, che offre notevoli scorci panoramici su Venezia, custodisce la Pinacoteca Egidio Martini.

Capolavori del Museo Ca' Rezzonico

Pittura

- Cristo passo di Giambattista Cima da Conegliano
- Cristo benedicente di Benedetto Diana
- Il Parlatorio delle monache di San Zaccaria e Il Ridotto di Palazzo Dandolo a San Moisè di Francesco Guardi
- Sacra conversazione di Bonifacio De’ Pitati
- Cristo deposto sostenuto da San Giovanni e dalla Maddalena alla presenza di due committenti di Jacopo Tintoretto
- Ritratto di Francesco Gherardini di Jacopo Tintoretto
- Affresco dell'Allegoria Nuziale di Giambattista Tiepolo (1757)
- Ritratto di Francesco Falier in veste di Procuratore da mar di Bernardino Castelli (1786)
- Ritratto di Clemente XIII Rezzonico di Anton Raphael Mengs (1758)
- Orfeo massacrato dalle Baccanti di Gregorio Lazzarini (1698)
- Veduta del Rio dei Mendicanti di Canaletto
- Veduta del Canal Grande da Ca' Balbi verso Rialto di Canaletto
- Affreschi da Villa Zianigo di Giandomenico Tiepolo tra cui Il Mondo Novo e la Stanza dei Pulcinella

Scultura

- Busto di Lucrezia di Filippo Parodi
- Dama velata (Puritas) di Antonio Corradini

Architettura di Ca' Pesaro

Il Palazzo possiede una facciata monumentale in pietra a tre ordini, realizzata su progetto di Longhena completato da Giorgio Massari, che s'affaccia sul Canal Grande poco dopo. Ogni livello presenta 7 aperture, ad arco a tutto sesto nel secondo e terzo livello, intervallate da colonne che si trasformano ai lati in schema binato.
Il primo livello - arricchito da decorazioni in bugnato e da un portale d'acqua a protiro con tre porte con architrave che anticipano le tre entrate posteriori a tutto sesto - presenta colonne in stile dorico con finestre architravate e mascheroni umani in sommità.

Il tema dei mascheroni si ripete nel secondo livello con figure più eleganti ed esili accompagante da putti nelle vele create dagli archi a tutto sesto delle finestre centinate che sono sorrette da esili colonnine ioniche. Ogni apertura presenta balaustra in pietra ed è separata dall'adiacente da una colonna ionica posta su basamento recante bassorilievo a medaglione con elementi vegetali.

Il terzo livello ripete lo schema del secondo nelle vele de lle finestre ma qui i mascheroni sono femminili e le colonnine delle finestre sono ioniche mentre le colonne maggiori sono corinzie, Si conclude così il tipico schema colonnare del Colosseo nei tre livelli: dorico, ionico, corinzio.

Superiormente si trova il livello del mezzanino sottotetto impreziosito da monofore ovali attorniati da motivi vegetali e separati da basamenti scanalati che sono binati ai lati dell'edificio.

L'interno, a cui si accede attraverso una piccola corte privata, è altrettanto monumentale nella vastità dell'androne che s'affaccia sul Canal Grande; da qui si entra nello Scalone d'onore - impreziosito dalla presenza di due statue raffiguranti l'Inverno e l'Autunno di Giusto Le Court - che conduce alla notevole Sala delle Feste, entrambe progettate da Giorgio Massari per la famiglia Rezzonico.

Sala delle Feste

La Sala rappresenta l'ambizione della casata nova dei Rezzonico, giunti in città da poco ma decisi a recitare un ruolo di protagonista dellas farzosa vita mondana del Settecento. Vi si entra attraverso un portale monumentale con arco a tutto sesto su colonne ioniche scanalate e mascherone in chiave con ai lati due belle colonne corinzie in marmo policromo che reggono una trabeazione con timpano centinato interrotto dalla presenza in un busto su piedistallo.

Artisti della decorazione parietale furono Giambattista Crosato, che aveva esercitato come pittore a corte dei Savoia, e Girolamo Mengozzi Colonna, il quadraturista di Giambattista Tiepolo. Le pareti presentano false lesene grigie, con medaglioni dorati centrali e capitelli corinzi anch'essi dorati, che incorniciano false statue dipinte; a creare un effetto prospettico ci pensa una serie di colonne in marmo grigio che sorregge un architrave in Marmo Rosso di Verona che dialoga con il portale d'entrata.

Sopra al fregio dorato e alla trabezione sono presenti logge e balconcini dipinti agli angoli mentre, in una cornice curvilinea dorata, al centro del soffitto c'è Apollo che sorge con il suo carro a illuminare le quattro parti del mondo (Europa, Asia, Africa, America) impersonificate da ragazze di razze diverse. I due grandi lampadari dorati in legno sono quelli originali usati per le feste.
La Sala da Ballo reca di fronte all'entrata lo Stemma dei Rezzonico, mentre aquile bicipiti (a due teste) del loro stemma sono presenti su tutti i capitelli. A terra sono presenti elementi di arredo come statue in ebano e bosso realizzate da Andrea Brustolon; si tratta della famosa fornitura Venier (1690-1700), costituita da seggioloni da parata e da putti, mori e allegorie portavaso.

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strong>Sala dell'Allegoria Nuziale

La stanza prende il nome dal matrimonio celebrato tra Ludovico Rezzonico e Faustina Savorgnan nel 1757; l'anno successivo Giambattista Tiepolo e Girolamo Mengozzi Colonna realizzano l'affresco del soffitto dell'Allegoria nuziale; i due creano un forte effetto prospettico realizzando un'articolata architettura composta da una balaustra dietro la quale svetta una parete a lesene ioniche con nicchie e comparti terminanti in un parapetto che si apre sul cielo. Qui, tra satiri e cherubini, la coppia di sposi sul carro di Apollo appare, discendendo guidata da un cupido bendato che afferra una torcia e da una colomba. Sopra gli sposi la Fama annuncia l'arrivo con la sua tromba; a destra la Verità con il sole in mano; su una nuvola sotto sono adagiate le Grazie che simboleggiano la gioia di vivere; infine il Merito, un vecchio coronato di lauro regge lo stemma dei Rezzonico con ai piedi un leone, simbolo di San Marco.
In questa sala anche tre dipinti: il Ritratto di Francesco Falier in veste di procuratore de Mar di Bernardo Castelli (1786) e Ritratto di Carlo Rezzonico, eletto papa Clemente XIII nel 1758 di Anton Raphael Mengs, una piccola pala con Madonna e santi di Francesco Zugno.
A destra si vede poi la cappella pensile che si affaccia su Rio San Barnaba.

Sala dei Pastelli

La sala - con bei pavimenti veneziani e ricche carte da parati - prende il nome dalla collezione di ritratti di Rosalba Carrera eseguiti a pastello: un Ritratto di gentiluomo in rosso, Ritratto di Faustina Bordoni Hasse, Ritratto di Suor Maria Caterina Puppi. Inoltre è presente un Ritratto di Cecilia Guardi di Lorenzo Baldissera Tiepolo, sua madre, moglie di Giambattista Tiepolo e sorella di Francesco Guardi.

Al soffitto un affresco di Gaspare Diziani, il Trionfo delle Arti sull’Ignoranza in cui un corteo di allegorie presenta il proprio strumento artistico.

Sala degli Arazzi

Tre arazzi fiamminghi del Seicento con storie sul Re Salomone e la Regina di Saba danno il nome alla sala dove campeggia sul soffitto un affresco opera di Jacopo Guarana (1757), erede artistico del Tiepolo ormai partito per Madrid. La cornice sottostante è opera di Piero Visconti; agli angoli sono collocate le Virtù teologali, al centro si trovano la Temperanza con le briglie, la Fortezza in basso con elmo e scudo, la Concordia maritale e il Valore con leone in alto. A sinistrasi vedono la Giustizia e la Prudenza; in alto l'Eternità con il sole e la luna, infine a sinistra l'Abbondanza e la Gloria.

La sala presenta poi pezzi di mobilio originali del Settecento provenienti, come gli arazzi, da palazzo Balbi Valier a Santa Maria Formosa.

Sala del Trono

Qui si ritrova un affresco allegorico, firmato da Giambattista Tiepolo e Girolamo Mengozzi Colonna, che rappresenta il Merito, mostrato anche qui come un vecchio barbuto coronato alloro, insieme alla Nobiltà, alata con lancia in mano, alla Virtù a destra, ascendendo al Tempio della Gloria immortale. Sotto il Merito una figura regge il libro d'oro della nobiltà veneziana che da 1687, dopo un pagamento di 100.000 ducati, annoverava anche i Rezzonico.
Il Trono che dà il nome alla sala - tappezzata di velluto rosso con pavimenti veneziani - è quello usato nella sosta a Chioggia - in un viaggio da Roma a Parigi - da Pio VI il 10 marzo 1782. Si tratta di un'opera del primo Settecento con ricca decorazione dorata con nereidi, cavalli marini e putti. Alla parete un Ritratto di Pietro Barbarigo di Castelli Bernardino con ricchissima cornice dorata allegorica rappresentante l'Amore per la patria, la Carità, la Costanza, la Magnanimità, la Prudenza, la Giustizia, la Fede.

Sala Tiepolo

Qui si trova la Nobiltà e la Virtù che abbattono l’Ignoranza (1744-1745), un tempo a Palazzo Minotto-Barbarigo di Santa Maria del Giglio e acquistata nel 1934 dal Comune di Venezia che decise di portarla a Ca' Rezzonico. Il tema rappresentato era molto caro alla società nobile del Settecento.
Nella sala sono esposti Ritratto dellarchitetto Bartolomeo Ferracina di Alessandro Longhi, figlio di Pietro, e due ovali di un giovane Giambattista Tiepolo (1715).
L'arredo è formato da un tavolo barocco da gioco in legno, con otto gambe a zampa di leone e ripiano in panno verde, e da otto poltrone in bosso della bottega di Andrea Brustolon, un tempo appartenuti ai Correr.

Biblioteca o Sala Morlaiter

La sala custodisce bozzetti e modelli in terracotta e terracruda di Giovanni Maria Morlaiter (1699–1781). Il fondo, acquistato dal comune di Venezia nel 1934, mostra il processo creativo di uno dei maggiori interpreti dell'arte scultorea settecentesca, autore in città di innumerevoli statue e altari presenti in più di 20 chiese e basiliche. A fianco dei suoi modelli anche quelli dei suoi amici e colleghi come Just Le Court e Heinrich Meyring, fiamminghi naturalizzati conosciuti in città come Giusto Le Court (1627–1679) ed Enrico Merengo (1638–1723).
La cornice in legno del soffitto corona un'altra Allegoria del Merito di Mattia Bortoloni (1695–1750), lo stesso che affresca le cupole della Chiesa dei Tolentini.

Sala Morlaiter

La sala custodisce tre grandi dipinti tra cui Orfeo dilaniato dalle Baccanti di Gregorio Lazzarini (1657 – 10 November 1730), miglior pittore della sua epoca e formatore nella sua bottega del talento di Giambattista Tiepolo dal 1716. Le altre due tele sono una Battaglia fra Centauri e Lapiti di Antonio Molinari (1655-1704) e un Ercole e Onfale di Antonio Bellucci (1654–1726), entrambi protagonisti in Europa e a Venezia del periodo barocco insieme al Lazzarini.
I 5 ovali in cornici dorate del soffitto sono di Francesco Maffei (1605–1660) e provengono da Palazzo Nani sul Rio di Canaregio. La curiosità sta nella decorazione a dipinti ovali sul soffitto che fu tipica del Seicento e terminò con l'avvento dell'affresco. Gli ovali rappresentano Dedalo e Icaro, Perseo e Andromeda, Prometeo liberato da Ercole, Prometeo, Perseo che mostra ad Atlante la testa di Medusa.
Al centro della sala un esemplare di scrittoio del settecento, rivestito con legni e intarsi in avorio, capolavoro di Pietro Piffetti (1741).

Sala Brustolon

Anche questi reperti giungono da Palazzo Nani in Rio di Cannaregio. Si tratta sempre della Fornitura Venier(1690-1700), capolavoro dell'ebanisteria barocca come si può apprezzare dall'Ercole vincitore dell'Idra di Lerna e di Cerbero posto inferiormente nello splendido portavasi che Venier commissionò per la sua collezione di vasi orientali.
Al soffitto prosegue il ciclo di opere di Francesco Maffei della sala precedente, una volta a Palazzo Nani di Canaregio; qui sono 11 tele raffiguranti Giove al centro e attorno a lui Saturno, il Tatto, Venere, Marte, Diana, Mercurio, Apollo; esternamente si vedono Minerva, l'Udito, la Divina Sapienza. A fianco di questo ciclo, negli angoli del soffitto, si trovano 4 tondi monocromi opera di Francesco Polazzo (1683–1753). Tutti i dipinti presenti sono illuminati da un lampadario di cristallo a fiamme con decorazione policrome floreali, opera di Giuseppe Briani.

Portico

Il Portico, realizzato su progetto del Longhena ripreso poi dal Massari, era la sala di rappresentanza una volta ornata da tele di Luca Giordano (1634–1705) poi cedute nell'Ottocento. Qui, tra un soffitto in legno con fitta travatura e un pavimento veneziano policromo, si trovano pareti in marmorino rosa abbellite ai lati delle porte da doppie lesene corinze con busti al centro mentre nicchie circolari - sopra le porte e al centro delle pareti - fanno il paio ospitando anch'esse busti marmorei settecenteschi. Si può ammirare l'Invidia di Giusto Le Court (1627–1679) presentata come una vecchia decrepita con serpi nei capelli, una Lucrezia dello scultore genovese barocco Filippo Parodi (1630–1702).
L'arredo della sala presenta divani in tipico stile francese rocaille, trespoli in noce intagliati e un’elegante portantina dorata, completano l’arredo.
Il portale monumentale presenta colonne ioniche su basamenti che reggono trabeazione e timpano centinato interrotto dalla presenza dello stemma dei Rezzonico. Ai lati del portale ci sono due sculture di Alessandro Vittoria (1525–1608) che un tempo fungevano da telamoni in un camino cinquecentesco.

Portego dei Dipinti

Passati al piano superiore si entra nel corrispettivo salone del portico appena lasciato. Qui sono presenti alcune delle tele più significative della Collezione di Ca' Rezzonico:

Il convegno diplomatico di Francesco Guardi
La morte di Dario di Giambattista Piazzetta
Il Canal Grande da Palazzo Balbi a Rialto, Rio dei Mendicanti di Antonio Canal detto Canaletto
La Sagra di Santa Marta di Gaspare Diziani

Giandomenico Tiepolo a Zianigo

Le sale ospitano gli affreschi realizzati dal Tiepolo per la sua Villa di Zianigo. Le opere furono strappate nel 1906 per essere vendute ma il Comune di Venezia riuscì a comprarle e alloggiarle a Ca' Rezzonico nel 1935; qui sono state riprodotte le collocazioni originarie.Realizzate tra gli anni 1759 e 1797, coprono un grande arco della carriera dela maestro e sono un'occasione unica per ammirare il gusto personale del Tiepolo, qui svincolato da ogni committenza. Si puo apprezzare Rinaldo che abbandona il giardino di Armida, soggetto della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso; un Falchetto che piomba sullo stormo di passeri in fuga; il rivoluzionario Il Mondo Novo dove una folla si accalca attorno ad una scatola in legno per vedere a pagamento immagini esotiche provenienti dall'America conosciuta come Mondo Novo appunto. Proseguendo si apprezza La passeggiata in villa, Minuetto e la splendida Stanza dei Pulcinella; la figura della maschera napoletana di Pulcinella, sbeffeggiatore popolano dei potenti, si vede qua comportarsi come i nobili precentemente ritratti, prefigurando una modernità meno elegante e più irriverente che stava per cambiare la società per sempre: i critici datano la fine del ciclo al 1797, Caduta della Serenissima.

Sala del Clavicembalo

Un clavicembalo posto al centro della stanza le conferisce il nome; lo strumento data alla metà del Seicento, mentre la cassa che lo contiene è della metà del Settecento ed è abbellita con la tecnica della "lacca povera" in cui stampe venivano incollate e quindi passate con una lacca trasparente. Nelle teche alle pareti si trova una collezione di porcellane risalenti al Settecento. La porcellana, nata in Cina durante la dinastia Tang (VII sec. d.C.), arrivò in Europa e a Venezia già nel XII secolo ma, conosciuta come oro bianco, se ne ignoravavano i segreti di produzione. Fino al 1707 quando a Meissen, alla corte dell'Augusto il Forte, se ne comprese la tecnica. A Venezia nel 1720 aprì la Vezzi e poi la Cozzi, seguita dalla Ginori in Toscana nel 1735 e da quella di Capodimonte nel 1738, che fu aperta da Carlo di Borbone sposò Maria Amalia di Sassonia, nipote di Augusto il Forte fondatore della Meissen.
I reperti esposti in sala provengono da queste produzioni che conobbero nel Settecento un successo enorme; la porcellana dava la possibilità di costruire le linee ardite del Rococò che incarnava lo spirito dell'epoca.

Sala del Parlatorio

La sala presenta i soliti pavimenti veneziani e soffitto con affresco, strappato Palazzo Nani di Canaregio, della Concordia coniugale incoronata dalla Virtù alla presenza della Giustizia, della Prudenza, della Temperanza, della Fama, dell’Abbondanza di Costantino Cedini (1741– 1811), allievo di Giambattista Tiepolo, con cornice seicentesca di Antonio Felice Ferrari (1667– 1811).
Il mobilio presente viene da Palazzo Calbo Crotta agli Scalzi: si vedono un cassettone a profilo curvo sotto sormontato un grande specchio a cornice dorata, due comodini in stile rocaille, numerose poltrone con braccioli settecentesche.
Ma è Francesco Lazzaro Guardi (1712–1793) a dare il nome alla sala attraverso il suo dipinto Il Parlatorio delle monache di San Zaccaria che si abbina con l'altro sempre suo dipinto Il Ridotto di Palazzo Dandolo a San Moisè. Quest'ultimo era un luogo famoso in città e meta di ogni visitatore di Venezia; una sala da gioco statale aperta durante il Carnevale che al tempo iniziava il 26 dicembre.

Sala Longhi

La sala ripercorre la carriera pittorica di Pietro Longhi (1701– 1785), da pittore religioso e mitologico a pittore di genere, ritrattista di pastori e contadini e popolani che si vedono nella Polenta e nella Furlana. Le tele cronologicamente successive come La Cioccolata del mattino, Il parrucchiere, La Visita di un cavaliere in bauta, La Lettera del moro ritraggono i patrizi veneziani durante la vita quotidiana all'interno dei loro sontuosi palazzi, e si tratta di un genere nuovo a Venezia che darà al Longhi fama imperitura.
A fianco dei ritratti privati anche i ritratti dei nobili mascherati - così per legge dovevano circolare in città -
al Carnevale come Il Rinoceronte, opera del 1751 commissionata, come dice il cartiglio, da Giovanni Grimani in occasione dell'arrivo a San Marco di un rinoceronte bengalese di nome Clara.
Il soffitto ospita un'opera di Giambattista Tiepolo dipinta per il matrimonio tra Antonio Pesaro e Caterina Sagredo (1732): si tratta di Zefiro e Flora che una volta stava a Palazzo Pesaro. Qui Flora, che personifica la Natura e quindi la vita si risveglia al sopraggiungere di Zefiro nei mesi primaverili.
Anche qui, come per la sala precedente, i mobili in lacca gialla con decorazioni a fiori e ricci rossi, che fanno il paio con la tappezzeria alle pareti, arrivano da Palazzo Calbo Crotta.

Sala delle Lacche Verdi

La sala ospita mobili appartenuti sempre a Palazzo Calbo Crotta a Cannaregio; sono splendidi esemplari in stile rocaille in verde laccato con scene dipinte in oro a carattere esotico, secondo il gusto del tempo. Sopra il mobile due statue policrome orientali in porcellana e lo specchio con grande cimiero.
effettivamente di provenienza esotica le figure policrome cinesi, in terracotta dipinta, con teste mobili.
Il soffitto ospita il Trionfo di Diana, opera di Antonio Guardi (1699–1760), fratello di Francesco, un tempo a Palazzo Barbarigo Dabalà.

Sala Guardi

La sala prosegue lo studio dell'opera di Antonio Guardi con la presenza degli affreschi un tempo a Palazzo Barbarigo Dabalà e trasferiti qua all'apertura del museo (1936). Si vedono una Minerva, un Apollo e un Venere e Amore.
Il busto della Dama Velata è opera di Antonio Corradini (1688–1752), artista esperto di soggetti velati che infatti terminò la sua vita a Napoli impegnato nella Cappella Sansevero dove scolpì la Pudicizia.
Il mobilio del 1770 include poltrone rocaille tipicamente curvilinee e e due cassettoni in verde laccato che presentano una decorazione floreale.

Alcova

La sala propone una ricostruzione di una tipica stanza nobiliare da letto del Settecento. Ma i mobili sono originali e provengono da Palazzo Carminati a San Stae. Qui una struttura in legno si apre in una porta a tutto sesto con lesene ioniche che esternamente cambiano in corinzie scanalate. La sala è impreziosita da tondi pittorici mentre il letto presenta nella testiera una Sacra famiglia con Sant’Anna e San Giovannino e al di sopra una Madonna di Rosalba Carriera. Un bureau trumeau e una culla in verde laccato con decorazione floreale completano l'arredo con fiori policromi. Dentro una vetrina si trova un servizio da toletta appartenuto ai Pisani Moretta che data al 1752, anno del matrimonio tra Cattaruzza Grimani e Pietro Vettor Pisani. Sono 58 pezzi in onice verde e argento dorato che svelano il nécessaire di una nobildama del Settecento.
Il boudoir presenta alle pareti stucchi settecenteschi e dipinti di Costantino Cedini (1741–1811).

Farmacia Ai Do San Marchi

Passando al mezzanino superiore si trova la Farmacia Ai Do San Marchi un tempo attiva a San Stin a Venezia almeno dal 1679 e conferita nella Collezione dei Musei Civici Veneziani nel 1908. I recipienti sono opera dei Cozzi, produttori a Venezia di porcellana e maiolica dal 1630. Nei mobili in radica di noce scura trovano spazio i contenitori con i medicamenti, nel secondo spazio gli alambicchi in vetro di Murano con caminetto e fornello, il terzo spazio contiene mortai e vasi di maiolica bianca.

Pinacoteca Egidio Martini

Egidio Martini (1919–2011), pittore, restauratore e critico d'arte, dona a Ca' Rezzonico la sua collezione di opere; in queste sale le firme sono di importanza sconfinata per comprendere la pittura veneta del Sei e Settecento. Ma gli autori esposti sconfinano anche nei secoli precendenti componendo una collezione ammirata dagli eruditi contemporanei, critici e studiosi, i quali suggerirono a Martini il dono alla città di Venezia.

Collezione Ferruccio Mestrovich

Sono 29 i dipinti che Mestrovich, originario di Zara e perseguitato durante la Seconda Guerra Mondiale, donò a Venezia nel 2010 le opere di una collezione che copriva tre secoli di pittura a patto che terminasse nel Mezzanino Browning di Ca' Rezzonico. Qui sono esposte opere di Benedetto Carpaccio (1500–1560) figlio di Vittore, Jacopo Tintoretto, Francesco Guardi, Diana, Alessandro Longhi (1733–1813) figlio di Pietro, e tanti altri rappresentanti della pittura veneziana che sconfinano fino alle soglie del Primo Novecento con Emma Ciardi (1879–1933).

Storia di Ca' Pesaro

La costruzione del palazzo iniziò nel 1649 su commissione della famiglia patrizia dei Bon che diede incarico all'architetto Baldassarre Longhena il quale incominciò l'opera senza poterla portare a termine a causa della morte del suo committente.

Nel secolo successivo una famiglia di banchieri, i Della Torre-Rezzonico provenienti da Rezzonico sul Lago di Como, che aveva comprato il titolo nobiliare a Venezia ed era in cerca di visibilità nella società veneziana del tempo, acquisì il palazzo nel 1751 e affidò a Giorgio Massari il completamento dell'opera.
Grazie alla ricca committenza coniugata all'ambizione dei Rezzonico il progetto fu completato in soli 5 anni. Massari sostanzialmente rispettò il progetto del Longhena per ciò che riguardò la facciata sul Canal Grande ma si prese tutto lo spazio nell'interno, con la costruzione dello scalone d'onore e della sala da ballo, e nell'entrata pedonale retrostante. Terminato il palazzo fu il turno dei pittori: furono chiamati a intervenire sulle pareti di Palazzo Rezzonico Giambattista Crosato, Giambattista Tiepolo, Jacopo Guarana e Gaspare Diziani.

Pochi anni dopo Carlo Rezzonico, vescovo di Padova, fu eletto papa col nome di Clemente XIII. L'evento segnò l'apice del potere dei Rezzonico i quali, dopo anni di feste memorabili, si estinsero agli inizi dell'Ottocento determinando l'inizio della decadenza di Ca' Rezzonico che andò incontro a spoliazione degli interni per la frammentazione del patrimonio artistico tra gli eredi e conseguente dispersione. Ne fu decisa anche la vendita al poeta e scrittore inglese Robert Browning prima, e al conte Lionello Hirschell de Minerbi poi. Solo nel 1935 il Comune di Venezia riuscì a entrare in possesso del fondo e, l'anno successivo il 25 aprile 1936, aprì il Museo del Settecento Veneziano.

Come raggiungere Il Museo Ca' Rezzonico

Il Museo Ca' Rezzonico si trova vicino a Campo San Barnaba a Dorsoduro ma ha una fermata del vaporetto, che prende il suo nome, proprio di fronte al palazzo.
Da Piazza San Marco, da Rialto, dalla Stazione e da Piazzale Roma si può prendere la linea 1 con fermata Ca' Rezzonico.

Guarda il Video dei Musei Civici di Ca' Rezzonico

Orario: dal 1 aprile al 31 ottobre dalle 10.00 alle 18.00 (ingresso consentito fino alle 17.00); dal 1 novembre al 31 marzo dalle 10.00 alle 17.00 (ingresso consentito fino alle 16.00). Chiuso il 25 dicembre, 1 gennaio e 1° maggio.
Ingresso
: intero € 10; ridotto € 7.50 (ragazzi da 6 a 14 anni; accompagnatori (max. 2) di gruppi di ragazzi; studenti* dai 15 ai 29 anni; accompagnatori (max. 2) di gruppi di studenti; cittadini U.E. ultrasessantacinquenni; personale* del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; titolari di Carta Rolling Venice *è richiesto un documento). Gratuito per i residenti e nati nel Comune di Venezia; membri I.C.O.M.; bambini da 0 a 5 anni; portatori di handicap con accompagnatore; guide autorizzate e interpreti turistici che accompagnino gruppi o visitatori individuali; per ogni gruppo di almeno 15 persone, 1 ingresso gratuito (solo con prenotazione); volontari del Servizio Civile; partner ordinari MUVE; possessori MUVE Friend Card.
Offerta scuola: € 4 a persona (valida nel periodo 1 settembre – 15 marzo) per classi di studenti di ogni ordine e grado, accompagnate dai loro insegnanti, con elenco dei nominativi compilato dall’Istituto di appartenenza.
Accessibilità: completamente accessibile a disabili.
Sito web: Museo Ca' Rezzonico


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