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Il Vetro di Murano, Venezia

Il Vetro di Murano, Venezia: le origini, la storia, le fornaci storiche e moderne, l'arte del vetro nel Novecento e oggi nei Musei di Venezia.
Vetro di Murano Venezia
Vetro di Murano - Isola di Murano, Venezia

Il vetro di Murano è una preziosa e famosa lavorazione del vetro che da secoli caratterizza l'attività economica dell'Isola di Murano, nella laguna di Venezia.

Oggigiorno l'arte vetraria di Murano viene esposta nei musei di tutto il mondo e nel Museo del Vetro di Murano e con mostre ricorrenti alle Stanze del Vetro, un'iniziativa congiunta di Fondazione Giorgio Cini e Pentagram Stiftung nata con lo scopo di promuovere lo studio e la valorizzazione dell'arte del Vetro del Novecento e contemporanea.

L'isola di Murano si raggiunge con due fermate di vaporetto dalla Fermata delle Fondamente Nove con il vaporetto linea 4.1 o dalla Stazione con la linea 3 Diretto Murano.

Caratteristiche chimiche e tecniche

L'arte di lavorazione del vetro si chiama ialurgia che deriva dal greco ὕαλος (h˙alos) che significa appunto vetro.
Il vetro di Murano, come tutti i vetri, si produce dal biossido di silicio SiO2 che si trova abbondante nelle sabbie. La SiO2 fonde a 1.710 °C ma con l'aiuto di fondenti si riesce ad abbassare il punto di fusione sui 1000 ░C e fino a 800 °C. Tra i fondenti usati principalmente vi sono la soda (carbonato di sodio, Na2CO3) e la potassa (carbonato di potassio, K2CO3). Dato che la soda determina un solubilità in acqua - che non viene apprezzata nella produzione del vetro - si utilizza ossido di calcio (CaO) per riportare il materiale vetroso ad uno stato insolubile.
A parte del CaO come stabilizzanti si usano anche ossido di di magnesio (MgO), Bario (BaO) e Zinco (ZnO).
Come fondenti ancora si usano anche alcuni composti appartenenti ai borati e ai nitrati.

Mentre come coloranti si usano ossidi di ferro, rame, cromo e cobalto e per decolorare il biossido di manganese MnO2. Ma anche l'oro e l'argento sono usati per la qualità Rubin (con oro zecchino ossia con la purezza dello zecchino d'oro veneziano, ossia 24 carati e il massimo della purezza ai tempi della Serenissima: 997 millesimi) e la qualità Calcedonio che dà una somiglianza al calcedonio agata onice, quello preferito per la realizzazione di preziosi cammei.

Per eliminare difetti del vetro in produzione si usano poi triossido d'arsenico (As2O3), nitrati alcalini come il (KNO3) e nitrato d'ammonio (NH4NO3).

Per finire si usano opacizzanti per la produzione del vetro lattimo o opalino; tra questi fosfati di sodio, cloruri di sodio, ossido di stagno e talco, fosfati di calcio, cloruri di calcio.

La massa vetrosa così fusa si porta a lavorazione meccanica sfuttando il tempo concesso prima della solidificazione che viene ritardata tramite il continuo ricorso al calore della fornace fino al termine della plasmazione.

Costo del Vetro di Murano

Il costo di un manufatto in vetro di Murano dipende da molteplici fattori: i materiali usati tra cui i vari composti di lavorazione e gli elementi nobili che eventualmente si usano per ottenere le differenti varietà di vetri; il processo di plasmazione e l'artigiano o maestro responsabili della produzione; il tipo o morfologia di oggetto prodotto e molte altre variabili del tutto impossibili da elencare.
Certamente ogni turista può tornare a casa sua con un vetro di Murano nel suo bagaglio come souvenir, ma le possiblità di incorrere in un oggetto apocrifo o falso sono infinite nel mercato veneziano. Per questo da anni esiste un logo o marchio che protegge la tutela e la valorizzazione della produzione e commercializzazione del vetro di Murano denominato Vetro artistico® Murano.

Protezione del Marchio Vetro artistico di Murano

Solo le aziende concessionarie, che hanno passato attente ed accurate verifiche, sono autorizzate dalla Regione Veneto a utilizzare il bollino che presenta il marchio sui vetri di loro produzione. La tutela e la promozione del marchio sono affidate dalla Regione Veneto al Consorzio Promovetro che autorizza le attività di commercio al dettaglio che ne facciano richiesta rispettando le condizioni richieste dal regolamento, presentando presso le vetrerie le vetrofanie con il logo del marchio e il numero che identifica la loro attività vetraria.

Fornaci del Vetro di Murano

Fornace Ferro
Fornace Mian
Fornace Seguso
Vetreria Artistica Linea Padovan
Fornace Gino Mazzuccato
Vetreria Nason & Moretti
Vetreria Fabris Francesco
Specchi Fratelli Barbini
Vetreria Linea Mazzuccato
Vetreria Mazzuccato
Vetreria Signoretto Lampadari
Vetreria Andromeda

Storia

Mentre il vetro naturale (la ossidiana di origine vulcanica) fu una merce che ebbe un grande esito nel bacino mediterraneo durante la Preistoria, il vetro non naturale fu scoperto accidentalmente - seguendo il racconto di Plinio il Vecchio nell'opera Naturalis Historia (cap. XXXVI, verso 65) - da mercanti fenici in navigazione che si fermarono sulle rive del fiume Belo in Siria. Secondo il racconto non avendo pietre per poggiare le loro pentole per cucinare usarono alcune lastre parte del carico di salnitro (KNO3) che trasportavano; queste ultime si fusero già a 334 °C con il fuoco di cottura, e mischiandosi alle sabbie del fiume, formarono un composto solubile e trasparente, così che i marinai furono i primi a vedere il vetro artificiale in natura.

La storia data questa improbabile storia verso il III millennio a.C. ma di certo le perle di vetro - i primi manufatti in vetro della storia - erano già comuni nel II millennio ma si trattava di piccoli manufatti come perle di vetro, orecchini e monili. Testimonianze archeologiche provano la lavorazione del vetro in Mesopotamia da cui - grazie ad eventi bellici e invasioni - entrò in Egitto.

In Egitto l'arte di produzione del vetro fu conosciuta già a partire dal Medio Regno (2055-1790 a.C.) come testimoniano i corredi funerari della necropoli di Beni Hasan; a due secoli dopo data una collana in perle di vetro della regina Hatshepsut (1507ľ1458 a.C.), faraone della XVIII dinastia. Successivamente si produssero manufatti più grandi con la tecnica su nucleo; questa consisteva nel produrre un'anima in legno che, rivestita in argilla, veniva immersa nella fornace di vetro attraverso un'asta; la forma veniva poi fatta ruotare su un piano in pietra per darle una forma armonica. Togliendo poi l'anima in legno ne risultavano manufatti cavi decorati (con altri fili di vetro quando il corpo era ancora in temperatura).

Dopo la crisi delle grandi società nel XII secolo, furono i Fenici a dare lustro all'arte vetraria e a diffonderne la conoscenza in tutto il Mediterraneo tra il VI al I secolo a.C. Dalla biblioteca del re assiro Assurbanipal un documento - datato 658 a.C. - riporta la prima formula registrata per la produzione del vetro. Ma la rivoluzione del settore arrivò dalla Siria attorno all'inizio del I secolo a.C. quando fu inventata l'arte della soffiatura che permise un avanzo nella produzione vetraria; usando una canna cava di circa 1,50 m l'artigiano, dopo avere preso dalla fornace una palla di materiale vetroso, soffiando nel tubo poteva finalmente dare al vetro tutte le forme richieste, utilizzando arnesi, forbici e tutta la maestria per ottenere oggetti, beni di lusso, di un vetro sottile e multiforme.

Fu così che poco dopo a Roma i patrizi erano in grado di sfoggiare tra le suppellettili delle domus fini calici riccamente decorati e alle finestre per la prima volta comparvero lastre di vetro. I Romani furono dei veri innovatori in campo artistico vetrario tanto che i loro manufatti fecero concorrenza agli oggetti ceramici e i loro oggetti in vetro-cammeo furono usati per gli scopi celebrativi più importanti arrivando a un livello mai raggiunto in precedenza.
Con i Romani il vetro fece finalmente la sua comparsa in area veneta ad Aquileia, fondata nel 181 a.C. come colonia di confine con il territorio dei Carni, popolazioni di origine celtiche presenti in locu dal IV sec. a.C. Qui la lavorazione continuò nei secoli successivi - che videro utilizzare il vetro nel mosaico bizantino (VI sec. d.C.). - perdendosi nella notte dell'Alto Medioevo per riapparire nel 982 d.C. con la prima testimonianza di un artigiano vetraio a Venezia. La città era talmente popolata di vetrerie che il rischio continuo e la devastazione causata da incendi indusse il Senato della Repubblica a deliberare (1291) la distruzione delle vetrerie di Venezia e il loro confino nell'isola di Murano. Tra i vetrai arrivati a Murano in quell'anno c'era certamente un Barovier poiché pochi decenni dopo la dinastia di artigiani era già ampiamente registrata; una famiglia che vide il suo esponente più noto, Angelo Barovier, inventare il vetro cristallino a inizio Quattrocento. Il cristallo s'ottiene aggiungendo alla pasta vetrosa dal 24 al 35% di Piombo. Su questo sfondo di vetro trasparente erano molteplici le decorazioni le quali, nel secolo successivo, incominciarono a sparire lasciando spazio a una produzione che prediligeva la trasparenza (XVI secolo).

Inoltre circa un secolo prima sempre a Murano furono confezionati i primi specchi moderni (1369) con una lastra di vetro lucidato a cui venivano uniti strati di stagno attraverso un bagno di mercurio. Con l'avvento del cristallo lo specchio migliorò di fattura divenendo un oggetto di lusso molto costoso almeno fino al XIX secolo.
Di sicuro il Cinquecento fu il secolo del trionfo del vetro di Murano se, già nel secolo successivo, si videro maestri espatriati nelle più importanti corti europee che facevano concorrenza ai costosi prodotti che uscivano dalle fornaci di Murano.
Così nei secoli seguenti il vetro veneziano divenne un bene che distingueva il lignaggio delle famiglie nobili di tutta Europa. Le commissioni, sia pubbliche sia private, non mancavano e il segreto delle tecniche di lavorazione garantì a Venezia la supremazia nel settore almeno fino all'apparizione del cristallo di Boemia a fine Cinquecento. I maestri boemi tramite aggiunta di cloruro di potassio e gesso e senza l'utilizzo di piombo diedero vita a un prodotto meno fragile e perfettamente trasparente che conquistò le corti europee in poco tempo.

Per colmare la distanza tecnologica con il vetro boemo arrivò Giuseppe Briati il quale, sostenuto dalla Serenissima, confezionò una pasta di formula chimica simile alla concorrenza ottenendo un successo internazionale. Da questo momento in poi si diffusero i famosi lampadari a ciocche noti oggi semplicemente come lampadari di Murano, quelli dotati di numerosi bracci di cristallo con decorazioni floreali e di foglie.

Nel XVIII secolo fu la volta del lattimo; una produzione che riproduceva l'effetto visivo della porcellana che stava conoscendo un periodo di enorme successo in ambito cortigiano grazie anche allo stile rococò.

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