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Piazzetta San Marco a Venezia

La Piazzetta San Marco a Venezia: come arrivare, la storia, i monumenti, l'architettura, le informazioni utili per la visita.

Piazzetta San Marco Venezia
Piazzetta San Marco - Molo e Piazza San Marco - Venezia

Piazzetta San Marco si trova nella parte meridionale di Piazza San Marco a Venezia, compresa tra le due emergenze architettoniche del Palazzo Ducale a est e della Libreria Marciana a ovest, e presenta al centro due colonne granitiche che ospitano in sommità i Santi protettori della città di Venezia, San Teodoro o Todaro posto a ovest e San Marco a est (qui rappresentato dal suo simbolo evangelico zoomorfo del leone alato).

Le due colonne sono in granito grigio e rosa e provengono da Tiro (assediata nel 1124) in seguito alle spedizioni in Terrasanta del doge Domenico Michiel (1117 – 1130). Rimasero a terra per anni prima che l'ingegnere bergamasco Niccolò Barattiero (... – 1181) non fu in grado di innalzarle con un metodo semplice quanto ingegnioso: collegò le colonne a una impalcatura tramite lunghe corde bagnate che asciugandosi si accorciavano esercitando una trazione sufficiente a collocare uno spessore sotto la colonna. Ripetendo l'operazione più volte il Barattiero poté innalzare le due colonne in Piazzetta San Marco.

La Piazzetta San Marco era la porta d'entrata monumentale di Venezia; qui la Serenissima faceva sbarcare sul Molo antistante tutti gli ambasciatori e i regnanti in visita alla città per impressionarli grazie alla magnificenza del luogo. Al tempo le informazioni correvano con le voci e la fama della porta d'entrata di Piazza San Marco correva per il mondo già a partire dal XIII secolo. Dopo gli interventi sansoviniani del Cinquecento, con la costruzione della Libreria Marciana (e della Zecca) e della Loggetta del Campanile, la Piazzetta raggiunse la configurazione attuale divenendo una delle immagini più conosciute al mondo dai viaggiatori dell'epoca. In tempi moderni la figura e l'aspetto della Piazzetta sono riconoscibili in tutto il pianeta.

Ma la Piazzetta, oltre ad essere il palco per le grandi parate diplomatiche della Serenissima, era anche lo scenario delle esecuzioni capitali. Tra le colonne i condannati dal Consiglio dei X, dalla Quarantia Criminal e dai Signori di Notte al Criminal, venivano uccisi per lo più per impiccagione ma non mancava la pratica della decapitazione e - più raramente - del moschettamento; in caso di reati efferati si ricorreva alla tortura pre mortem - attraverso la mutilazione di arti, lo strascinamento in piazza attaccati alla coda di un cavallo e l'uso di tenaglie roventi - e allo squartamento del corpo post mortem (i 4 quarti erano lasciati sulle forche esposti fino a totale consumazione). A volte succedeva che il reo fosse morto durante le operazioni di arresto ma - in caso di reati gravi - venisse giustiziato già da morto in Piazzetta San Marco.

Dato che il condannato veniva giustiziato rivolto verso la Piazzetta vedeva bene lo scaccare della sua ultima ora sulla Torre dell'Orologio dei Mori, fatto che nei secoli ha coniato l'espressione veneziana di minaccia Te fasso veder mi che ora che xe, ossia "Ti faccio vedere io che ora è".

Curiosità sulla Piazzetta San Marco di Venezia

La fantomatica terza colonna è stata cercata nel 2016 e nel 2018 grazie anche all'utilizzo del georadar. Una difformità grafica è stata rilevata a circa 7 metri di profondità di fronte al Molo - dove dovrebbe essere affondata - dove un oggetto sarebbe appoggiato sullo strato di argilla sovraconsolidata nota come caranto. Per ora non sono state avviate ricerche invasive sul fondale.

Come raggiungere la Piazzetta San Marco di Venezia

La Piazzetta San Marco si raggiunge da Rialto in 5 minuti a piedi (seguendo i cartelli gialli con direzione Piazza San Marco).
Da Rialto, dalla Stazione e da Piazzale Roma si può prendere la linea 1 con fermata Vallaresso o San Zaccaria. Oppure la linea 2 (più veloce) con fermata San Zaccaria.
Piazzetta San Marco si trova dove ci sono le 2 colonne, tra Palazzo Ducale e la Libreria Marciana.

Storia della Piazzetta San Marco di Venezia

Il luogo dove oggi si trova la Piazzetta San Marco era in epoca romana in parte sommerso dall'acqua del Bacino San Marco. Qui vicino, dove sorse il campanile nel IX secolo, si trovava un edificio d'età imperiale che poi servì in parte da fondamenta per la costruzione del Campanile di San Marco iniziata subito dopo la costruzione della prima fabbrica di San Marco del 828, sotto il dogado di Pietro Tribuno (887 – 911). Queste ultime furono riconosciute dal famoso architetto e archeologo Giacomo Boni (1859 – 1925) chiamato a sovrintendere i lavori di ricostruzione del campanile nel 1903.

Anche l'aspetto di Piazza San Marco nell'Alto Medioevo (476-X sec. d.C.) era totalmente differente. La piazza era formata da due piazze - poiché separate da un canale - e un isolotto dove sorse - sempre più tardi - il primo Palatium Duci, ossia la sede del dux o doge, all'inizio del IX secolo per volere del doge Angelo Partecipazio (810–827). Questo palazzo era fortificato, aveva torri, ed era circondato da canali; davanti alla Piazzetta correva un canale verso il Bacino San Marco. Un piccolo ponte dava accesso al Palazzo Ducale dalla Piazza.

A quel tempo la piazza era divisa in due parti dalle acque del Rio Baterio, che confluiva in laguna proveniendo dalla zona dell'Orologio dei Mori. Il canale è stato identificato nel 2012 scavando nella zona delle fondamenta del campanile. Due chiese sorgevano in piazza una di fronte all'altra separate dal canale: San Geminiano a ovest (lato Museo Correr) e San Teodoro a est sul lato ora della Basilica. Sembra che la loro costruzione fu decisa nel VI secolo dal generale bizantino Narsete (478–574), il vincitore prima dei Goti nella Guerra Gotica (535–553) e poi dei Franco-Alamanni (553–54), come ringraziamento ai tribuni della laguna per la fornitura di navi adatte alla navigazione lagunare nello scontro con i Goti. Ma un'altra tesi le data all'inizio del IX secolo, già terminate nel 809 poco prima della costruzione della Basilica e del Palazzo Ducale.

Tornando alla Piazzetta l'intervento più significativo avvenne con il doge Sebastiano Ziani (1172–1178) il quale fece interrare il Rio del Batario e rinnovò Palazzo Ducale aumentando la superficie del vecchio forte sia verso il Rio di Palazzo sia nella zona del Molo e quindi fece interrare l'area della Piazzetta.

Acquisito lo spazio necessario sempre il Ziani decise l'innalzamento delle due colonne provenienti dalla Terrasanta in seguito alle missioni militari del doge Domenico Michiel (1117 – 1130) che assediò Acri (il progetto iniziale ne prevedeva tre ma una s'inabissò durante lo scarico sul molo ed è forse tuttora sommersa nelle acque del Bacino), progetto realizzato grazie all'ingegno di Niccolò Barattiero (... – 1181), ingegnere bergamasco che firmò anche la cella campanaria del Campanile (1173) e il primo Ponte di Rialto, detto Ponte della Moneta, per la vicinanza della prima Zecca di Venezia.

Le colonne rimasero a terra in Piazzetta per anni poiché nessuno sapeva come alzare un peso di numerose tonnellate; fu l'ingegnere bergamasco Niccolò Barattiero (... – 1181) a risolvere il problema escogitando un metodo semplice ma veramente ingegnioso: imbragò le colonne con lunghe corde collegate a un'impalcatura; bagnando le funi e lasciandole asciugare queste si accorciavano esercitando una trazione sufficiente a collocare uno spessore sotto la colonna. Ripetenedo l'operazione più volte il Barattiero poté innalzare le due colonne in Piazzetta San Marco. Sembra che la Serenissima per ringraziarlo gli concesse di esercitare la pratica del gioco d'azzardo tra le due colonne, pratica che lo rese presto un cittadino facoltoso.

Tra le due colonne la Serenissima faceva eseguire le condanne capitali per punire i crimini più efferati che, minando la pace sociale costituita, dovevano ricevere il massimo e cruento castigo. Gli atti delle condanne capitali si conservano oggi all'Archivio di Stato che si trova a fianco della Basilia dei Frari, alla Biblioteca Nazionale Marciana e alla Biblioteca Civica del Museo Correr. Da questi emerge che le condanne capitali a Venezia non erano così comuni: nel Seicento vi furono 431 giustiziati mentre nell'intero Settecento solo 103 persone morirono sul patibolo (l'ultima nel 1791).

Le condanne avvenivano per lo più per impiccagione ma non mancava la pratica della decapitazione e - più raramente - del moschettamento; in caso di reati efferati si ricorreva alla tortura pre mortem - attraverso la mutilazione di arti, lo strascinamento in piazza attaccati alla coda di un cavallo e l'uso di tenaglie roventi - e allo squartamento del corpo post mortem (i 4 quarti erano lasciati sulle forche esposti fino a totale consumazione). A volte succedeva che il reo fosse morto durante le operazioni di arresto o per tortura in prigione ma - in caso di reati gravi - venisse giustiziato anche da morto in Piazzetta San Marco.


 

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