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Festa di San Marco: 25 aprile 2019 a Venezia

La Festa di San Marco a Venezia: la tradizione del bòcolo, la data, la storia e le informazioni utili.

Processione di San Marco Venezia
Festa di San Marco a Venezia
- (Giovanni Bellini - Processione di San Marco, 1496)

Il 25 aprile l'Italia festeggia la liberazione dal nazifascismo, ma per Venezia e per i veneziani il 25 aprile è una tradizione ben più antica dell'attuale festa nazionale: è la Festa di San Marco, santo patrono della città.

San Marco a Venezia è anche il momento della tradizione del bócoło che consiste nel regalare alla persona amata una bocciolo di rosa.

Programma celebrazioni in Piazza San Marco

Inizio spettacolo alle 15.45:

- Sfilata di 100 figuranti in uniforme d'epoca dei Reggimenti Marini e Treviso dalle Colonne di San Marco al Museo Correr.
- Quartetto d'archi e tre fiati diretti dalla Maestra Cecilia Franchini del Conservatorio Benedetto Marcello; e danze storiche del Settecento Veneziano con ballerini in abito d'epoca.
- Rievocazione degli scontri tra Nicolotti e Castellani con la partecipazione di atleti di arti marziali provenienti dalla scuole venete.
- Esibizione canora del mezzosoprano Karine Ohanyan e dell'attrice Elisabetta Bonazza su un pezzo narrante la tradizione del bòcolo.

Palazzo Ducale alle 17.00:

- Consegna del Premio San Marco

Premio Festa di San Marco

Una tradizione più recente è quella di valorizzare a San Marco le eccellenze veneziane; persone che si siano distinte nelle scienza e nelle arti, nel lavoro e nello sport, nella scuola o nella sicurezza oppure anche con iniziative di carattere sociale, assistenziale e filantropico.

L'Amministrazione comunale, con una cerimonia che si tiene nel pomeriggio del 25 aprile, consegna un riconoscimento simbolico durante la cerimonia che si svolge ala presenza del sindaco in carica nella Sala del Maggior Consiglio a Palazzo Ducale.

Storia della Festa di San Marco

Le reliquie di San Marco furono trafugate da Alessandria d'Egitto e trasportate a Venezia nel 828 da due leggendari mercanti e navigatori veneziani: Rustico da Torcello e Buono da Malamocco. Si racconta che per trafugare il corpo di San Marco i due mercanti lo abbiano nascosto sotto un carico di carne di maiale che così riuscì a passare senza ispezione la dogana a causa del ben noto disprezzo dei Musulmani per questo alimento.

La reliquia di San Marco fu accolta con grande gioia a Venezia, non solo per la sua funzione di attrarre pellegrini da tutta Europa a Venezia, ma anche perché la storia veneta racconta che proprio l'evangelista Marco, discepolo prima dell'apostolo Paolo e poi di Pietro, mentre era in vita, avrebbe evangelizzato le genti venete divenendone patrono. San Marco divenne così il patrono e l'emblema della città assumendo le sembianze di un leone alato che brandisce una spada e stringe tra le zampe un libro sulle cui pagine aperte si legge: Pax Tibi Marce Evangelista Meus (Pace a Te o Marco Mio Evangelista).

Ai tempi della Repubblica Serenissima, il 25 aprile si svolgeva una processione in Piazza San Marco cui partecipavano autorità religiose, civili e rappresentanti delle arti, ma i festeggiamenti si svolgevano anche il 31 gennaio, giorno in cui venne trasportato a Venezia il corpo del santo e il 25 giugno, giorno in cui avvenne il ritrovamento delle sue reliquie nella Basilica di S.Marco dopo il disastroso incendio che distrusse la prima basilica (976).

Ormai la commemorazione religiosa si svolge solo il 25 aprile, data della morte di San Marco, ma ancora oggi si festeggia con una processione nella Basilica di San Marco, alla quale partecipano le autorità religiose e civili della città.

Il 25 aprile a Venezia è anche la Festa del Bocolo ed è tradizione regalare un bócoło, cioè un bocciolo di rosa, alla donna amata.

La tradizione del bócoło a San Marco

La tradizione del bócoło si fa risalire al IX secolo d.C. e vede protagonista Maria detta Vulcania, figlia del doge Angelo Partecipazio (810 – 827), la quale innamoratasi di un giovane trovatore di nome Tancredi vide il padre osteggiare la sua unione per evidenti differenze di lignaggio tra i due giovani. L'idea di Maria fu allora di chiedere a Tancredi di partire con l'esercito dei Franchi comandati da Carlo Magno per combattere gli Arabi in Spagna; avrebbe così conseguito la fama e la gloria e il doge avrebbe acconsentito al loro matrimonio. E Tancredi così fece e si distinse per valore sul campo di battaglia e la sua fama ben presto si sparse per tutta Europa giungendo anche a Venezia per la felicità di Maria.

Ma un giorno a Venezia arrivò Orlando, il famoso cavaliere caduto nella battaglia di Roncisvalle del 15 agosto 778 e celebrato poi nel famoso poema epico della Chanson de Roland, il quale annunciò a Maria la morte di Tancredi sul campo di battaglia. Questi però, caduto morente su di un rosaio, ebbe la forza di raccogliere una rosa intrisa del suo sangue chiedendo di farla recapitare alla donna amata. La giovane, ricevuto il fiore, si strinse nel silenzio per la morte di Tancredi e la fine del suo amore. Il giorno seguente fu trovata morta con il fiore tra le mani; era il giorno di San Marco.

Da quel giorno a Venezia si usò e si usa anche oggi regalare un bocciolo di rosa rossa alla propria metà.

Incongruenze storiche

La storia presenta certamente dei problemi di congruenza soprattutto nella cronologia perché Angelo Partecipazio, 10° doge della Serenissima, nacque nella seconda metà del VIII secolo così che sua figlia avrebbe potuto essere in età da marito solo verso l'800, circa 22 anni dopo la morte di Orlando a Roncisvalle.

Ma anche volendo trattare il personaggio di Orlando come un inserto postumo, operato per dare importanza alla tradizione, rimane un problema anche maggiore: in seguito alla proclamazione di Carlo Magno a Imperatore del Sacro Romano Impero, Bisanzio reagì male ritenendosi unica vera erede di Roma. A Venezia le due correnti politiche filo-franche e filo-bizantine erano in conflitto da decenni e il doge Angelo Partecipazio salì al trono solo dopo che il comandante bizantino Arsafio depose il predecessore Obelerio, che era filo-franco. Il Doge Partecipazio insomma, essendo filo-bizantino, difficilmente avrebbe apprezzato le gesta di Tancredi a fianco dei Franchi.
Per trovare un altro doge che intesse relazioni politiche con i Franchi bisogna aspettare Pietro Tradonico (840 – 864) che sancì con Lotario I il Patto di Lotario (840) che riconobbe l'indipendenza di Venezia. Ma Pietro seppe farsi riconoscere anche da Bisanzio come console, avviando Venezia verso l'indipendenza politica e commerciale che la fece grande.

Per finire il corpo di San Marco arrivò a Venezia solo nel 828, un anno dopo la morte di Angelo Partecipazio, quando sul trono dogale c'era suo figlio Giustiniano; solo da allora San Marco sostituì San Teodoro come patrono della città di Venezia.

San Giorgio in Alga Venezia: isola di San Giorgio in Alga nella Laguna di Venezia Italia
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Isola di San Giorgio in Alga, Laguna di Venezia

L'isola di San Giorgio in Alga nella Laguna di Venezia: le origini, la storia, le informazioni su come arrivare da Venezia e dagli altri centri della laguna.

San Giorgio in Alga - Laguna di Venezia

San Giorgio in Alga è una piccola isola situata a sud del Ponte della Libertà di fronte all'approdo di Terraferma di San Giuliano e Porto Marghera. Fu per secoli sede di un monastero benedettino fondato nell'XI secolo.
L'isola rivestì un'importanza strategica nell'Ottocento quando fu una postazione difensiva della laguna verso la Terraferma.

Attualmente l'isola di Campana è di proprietà privata.

Salpa verso le altre isole della Laguna di Venezia


L'Isola di San Giorgio in Alga fu per secoli sede di un monastero benedettino fondato nell'XI secolo durante la fioritura religiosa seguita all'anno Mille in tutta Italia.

Ludovico Barbo (1382 – 1443) fu nominato da Papa Bonifacio IX priore del monastero nel 1404; un luogo che allora ospitava solo due religiosi ma era in grado di fornire una rendita annua notevole pari a 2.000 fiorini d'oro (circa 200 mila euro attuali).

La congregazione di San Giorgio in Alga crebbe poi fino a contare 17 canonici secolari, per lo più giovani appartenenti a ricche famiglie patrizie di Venezia in cerca di pace spirituale. La congregazione, divenuta sempre più influente, si rese protagonista della riforma benedettina del primo Quattrocento ed espresse anche un papa, nella persona di Gabriele Condulmer salito al soglio di Pietro col nome di Eugenio IV nel 1431, e il primo patriarca di Venezia quando nel 1451, con Lorenzo Giustiniani (1381 – 1456), la sede patriarcale fu spostata da Grado a Venezia. Quest'ultimo divenne santo della Chiesa Cattolica nel 1690.

Il successo fu tale che il modello della piccola congregazione fu ripetuto in altri luoghi sia in Italia sia all'estero. I canonici erano anche chiamati celestini per vestire una tonaca celeste. San Giorgio in Alga quindi fu un centro religioso importante e nel 1568 il monastero benedettino adottò la regola di Sant'Agostino, secondo quanto stabilito dalla Controriforma, e con la professione dei voti i canonici si convertirono in regolari.

Pochi anni dopo la situazione era cambiata in peggio: i canonici più giovani dimostravano un minore attaccamento alla vita dell'isola e un'inclinazione più debole a praticare opere di bene; iniziarono a vestire in maniera elegante e raffinata, abbandonando la vita di ritiro e studio fino ad allora praticata a San Giorgio in Alga.

Dopo un primo intervento di Roma con Papa Clemente VIII nel 1602 con la bolla papale Quae ad religiosorum, fu infine Papa Clemente IX a sciogliere la congregazione di San Girogio in Alga con la bolla Romanus pontifex. Tutti i beni passarono alla Repubblica che li utilizzò per la gravosa e interminabile guerra contro i Turchi nell'Adriatico.

Il monastero di San Giorgio in Alga invece passò ai frati dell'Ordine dei Minimi, detti anche paolotti poiché l'Ordine fu fondato da Francesco da Paola (1416 – 1507), i quali si adoperarono per un restauro delle strutture esistenti del monastero prima che questi venisse gravemente danneggiato dal fuoco nel 1717. Per la ricostruzione fu chiamato l'architetto progetto della chiesa è attribuito ad Andrea Tirali (1657 – 1737), architetto di scuola palladiano capace di anticipare il neoclassicismo posteriore in laguna.

Con la caduta della Serenissima nel 1797 e il subito passaggio agli Austriaci nel 1798 San Giorgio in Alga divenne un carcere politico e il monastero fu del tutto soppresso con le leggi anticlericali di Napoleone del 1806. I religiosi presenti ancora a quel tempo presero la via del convento annesso alla Chiesa di Santa Maria di Nazareth mentre le strutture architettoniche di San Giorgio iin Alga ancora in piedi furono riconvertite a deposito di munizioni.
Ka destinazione d'uso militare continuò nel Novecento quando San Giorgio in Alga divenne anche una batteria antiaerea subendo anche un bombardamento aereo nel 1945.

Nel Secondo Dopoguerra fu il patriarcato di Venezia ad incaricarsi di un tentativo di recupero non andato a buon fine, tanto che nel 1973 decise di donare San Giorgio in Alga al Comune.

Oggigiorno versa in stato di abbandonoe e le sacre reliquie di un glorioso passato sono state ripetutamente saccheggiate a opera di vandali.

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