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Isola di San Giorgio in Alga, Laguna di Venezia

L'isola di San Giorgio in Alga nella Laguna di Venezia: le origini, la storia, le informazioni su come arrivare da Venezia e dagli altri centri della laguna.

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San Giorgio in Alga - Laguna di Venezia

San Giorgio in Alga è una piccola isola situata a sud del Ponte della Libertà di fronte all'approdo di Terraferma di San Giuliano e Porto Marghera. Fu per secoli sede di un monastero benedettino fondato nell'XI secolo.
L'isola rivestì un'importanza strategica nell'Ottocento quando fu una postazione difensiva della laguna verso la Terraferma.

Attualmente l'isola di Campana è di proprietà privata.

Salpa verso le altre isole della Laguna di Venezia


L'Isola di San Giorgio in Alga fu per secoli sede di un monastero benedettino fondato nell'XI secolo durante la fioritura religiosa seguita all'anno Mille in tutta Italia.

Ludovico Barbo (1382 – 1443) fu nominato da Papa Bonifacio IX priore del monastero nel 1404; un luogo che allora ospitava solo due religiosi ma era in grado di fornire una rendita annua notevole pari a 2.000 fiorini d'oro (circa 200 mila euro attuali).

La congregazione di San Giorgio in Alga crebbe poi fino a contare 17 canonici secolari, per lo più giovani appartenenti a ricche famiglie patrizie di Venezia in cerca di pace spirituale. La congregazione, divenuta sempre più influente, si rese protagonista della riforma benedettina del primo Quattrocento ed espresse anche un papa, nella persona di Gabriele Condulmer salito al soglio di Pietro col nome di Eugenio IV nel 1431, e il primo patriarca di Venezia quando nel 1451, con Lorenzo Giustiniani (1381 – 1456), la sede patriarcale fu spostata da Grado a Venezia. Quest'ultimo divenne santo della Chiesa Cattolica nel 1690.

Il successo fu tale che il modello della piccola congregazione fu ripetuto in altri luoghi sia in Italia sia all'estero. I canonici erano anche chiamati celestini per vestire una tonaca celeste. San Giorgio in Alga quindi fu un centro religioso importante e nel 1568 il monastero benedettino adottò la regola di Sant'Agostino, secondo quanto stabilito dalla Controriforma, e con la professione dei voti i canonici si convertirono in regolari.

Pochi anni dopo la situazione era cambiata in peggio: i canonici più giovani dimostravano un minore attaccamento alla vita dell'isola e un'inclinazione più debole a praticare opere di bene; iniziarono a vestire in maniera elegante e raffinata, abbandonando la vita di ritiro e studio fino ad allora praticata a San Giorgio in Alga.

Dopo un primo intervento di Roma con Papa Clemente VIII nel 1602 con la bolla papale Quae ad religiosorum, fu infine Papa Clemente IX a sciogliere la congregazione di San Girogio in Alga con la bolla Romanus pontifex. Tutti i beni passarono alla Repubblica che li utilizzò per la gravosa e interminabile guerra contro i Turchi nell'Adriatico.

Il monastero di San Giorgio in Alga invece passò ai frati dell'Ordine dei Minimi, detti anche paolotti poiché l'Ordine fu fondato da Francesco da Paola (1416 – 1507), i quali si adoperarono per un restauro delle strutture esistenti del monastero prima che questi venisse gravemente danneggiato dal fuoco nel 1717. Per la ricostruzione fu chiamato l'architetto progetto della chiesa è attribuito ad Andrea Tirali (1657 – 1737), architetto di scuola palladiano capace di anticipare il neoclassicismo posteriore in laguna.

Con la caduta della Serenissima nel 1797 e il subito passaggio agli Austriaci nel 1798 San Giorgio in Alga divenne un carcere politico e il monastero fu del tutto soppresso con le leggi anticlericali di Napoleone del 1806. I religiosi presenti ancora a quel tempo presero la via del convento annesso alla Chiesa di Santa Maria di Nazareth mentre le strutture architettoniche di San Giorgio iin Alga ancora in piedi furono riconvertite a deposito di munizioni.
Ka destinazione d'uso militare continuò nel Novecento quando San Giorgio in Alga divenne anche una batteria antiaerea subendo anche un bombardamento aereo nel 1945.

Nel Secondo Dopoguerra fu il patriarcato di Venezia ad incaricarsi di un tentativo di recupero non andato a buon fine, tanto che nel 1973 decise di donare San Giorgio in Alga al Comune.

Oggigiorno versa in stato di abbandono e le sacre reliquie di un glorioso passato sono state ripetutamente saccheggiate a opera di vandali.


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