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La Salina, Laguna di Venezia. Come arrivare, storia, informazioni

L'isola de La Salina nella Laguna di Venezia: le origini, la storia, le informazioni per arrivare da Venezia e gli altri centri della laguna.

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La Salina - Laguna di Venezia

La Salina è una piccola isola della laguna nord posta a nord di Lio Piccolo e a est dell'Isola di Santa Caterina. Anticamente era nota come Motta di San Felice per la presenza di un monastero omonimo sul suo territorio che rimase attivo fino al XV secolo.

Salpa verso le altre isole della Laguna di Venezia


Anticamente La Salina era, insieme al territorio di Motta dei Cunici, pertinente all'Isola di Ammiana, uno dei primi e più importanti insediamenti della laguna nord (VII sec. d.C.) insieme a Torcello, Burano e Constanziaco.

Qui i frati del monastero di Santo Stefano di Altino, per rifugiarsi dalla discesa degli Ungari, fondarono il Convento dei Santi Felice e Fortunato nell'anno 899. Il convento rimase attivo e florido per alcuni secoli ampliando i suoi possedimenti nell'isola di Litus Minor, oggi nota come Lio Piccolo, e in quella più meridionale di Sant'Erasmo. Ma donazioni importanti riguardarono anche altre aree della laguna già dai primi anni di attività religiosa:

- Nel 949 Pietro Longo don˛ al Monastero un allodio (allodium, ossia una proprietà reale e non un feudo) sul margine lagunare con diritto di caccia e di pesca e fino al confine con la Laguna.

- Nel 1086 a Musestre Rachinbaldo di Collalto Conte di Treviso confermò allo stesso Monastero la donazione della Selva di Paliaga.

- L'Imperatore Enrico V di Franconia (1081 ľ 1125) conferm˛ nel 1116 all'Abazia Benedettina dei Santi Felice e Fortunato la proprietÓ delle isole di Fossato, Ronco e Zuello.

- Nel luglio 1131 Domenico Valiari pievano del vicino San Lorenzo di Ammiana conferm˛ ad Arnaldo abate dei Santi Felice e Fortunato la proprietÓ delle terre ed acque dette Senegie e dei ôPiscis Capti sul Sileö.

Con l'inabissamento di Ammiana e Costanciaco, dovuto a interventi antropici sugli immissari della laguna nord, anche l'isola subì un progressivo impoverimento e una lenta riconversione del territorio.
La decadenza fu anche culturale tanto che Gregorio X ordinò la chiusura del Monastero di Felice e Fortunato per manifesta incapacità e ignoranza dei monaci. Questo segnò l'inizio di una migrazione dei religiosi verso Venezia al monastero di San Filippo e Giacomo; il monastero rimase popolato fino all'anno 1419 quando gli ultimi monaci presero la via di Venezia. Nell'aprile 1455 il Senato di Venezia decise di utilizzare i marmi dell'antico Monastero dei Santi Felice e Fortunato per la Basilica di San Marco di Venezia. Infine nel 1472 papa Sisto IV lo sconsacrò determinandone il definitivo abbandono. I resti furono così destinati a spoliazione e solo la torre campanaria rimase in piedi a testimoniare un glorioso passato.

Nell'Ottocento l'isola divenne sede di una importante salina, attività che passò a denominare l'isola che fino ad allora si chiamava ancora Motta San Felice. Autore della riscossa fu nel 1842 il Cavaliere Carlo Astruc da Montpellier che ottenne la concessione della Motta di San Felice per la produzione di sale.
Nel 1845 il nuovo concessionario della salina fu il Barone Salomone di Rotchild e si decise di costruire alcune barchesse per alloggiare il numeroso gruppo di lavoratori stagionali, case per il direttore e tettoie per la conservazione del sale che qui sostava poco prima di prendere la via dei Magazzini del Sale vicini a Punta della Dogana a Dorsoduro, posti dietro la Basilica della Salute.

La produzione fu talmente grande - solo in certi anni peraltro - che Motta San Felice cambiò nome per tutti in La Salina. Il 1913 le attività delle saline cessarono del tutto; fu l'ultima salina della laguna e segnò la fine di un commercio millenario del sale, iniziato già in epoca imperiale romana.


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