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Marco Polo di Venezia

Marco Polo, il viaggiatore esploratore, ambasciatore, scrittore e mercante di Venezia: i viaggi, la storia della sua famiglia, le date, la vita e l'epopea del Milione.

Marco Polo Venezia
Marco Polo - Mercante ed esploratore nato a Venezia

Marco Polo (Venezia, 15 settembre 1254 – Venezia, 8 gennaio 1324) è stato un mercante veneziano, viaggiatore, esploratore, ambasciatore, scrittore, cittadino patrizio della Repubblica di Venezia.

Biografia di Marco Polo

Marco Polo nacque a Venezia il 15 settembre 1254 e spese la prima parte della sua vita nella città lagunare dapprima con sua madre e poi, dopo la sua prematura scomparsa, con gli zii.

All'età di 15 anni conobbe per la prima volta il padre Niccolò e lo zio Matteo che tornarono dopo un viaggio in Oriente durato quasi l'intero arco della sua breve vita. Questi infatti, dopo aver esercitato come mercanti nei territori dell'Impero Mongolo, si erano recati come ambasciatori alla corte del Kublai Khan a Pechino e da qui erano ritornati come ambasciatori del sovrano mongolo presso il Papa. Il Kublai Khan richiese 100 missionari cristiani da inviare a Pechino e dell'olio della lampada del Santo Sepolcro; il Re dei Re s'impegnava inoltre fornendo loro una paiza, una tavoletta d'oro che dava diritto al portatore ad avere alloggio, cavalli e cibo gratuitamente in tutto l'Impero Mongolo.

Viaggio di Marco Polo

Dopo aver convinto il padre e gli zii di partecipare all'impresa i tre si misero in viaggio verso Oriente. Il primo tratto fu compiuto via mare con destinazione Acri, capitale del Regno di Gerusalemme (1099 – 1291); qui raccolsero dell'olio dalla lampada del Santo Sepolcro, come era stato richiesto al padre e allo zio di Marco nel primo viaggio, e poi si diressero verso l'Anatolia passando nell'entroterra facendo tappa a Kaysen prima e Erzurum poi; da qui passarono nell'attuale Iran facendo sosta a Tabriz e Saveh. Unitisi a una carovana, per evitare gli attacchi di predoni e assassini, raggiunsero Yazd prima e Kerman poi, prima di arrivare nel Golfo Persico a Hormoz, confine tra Arabia e Iran attuali, che Marco Polo nella sua opera descrisse così:

"Questa è terra di grande mercatantia; sotto di sé àe castella e cittadi assai, perch’ella è capo de l provincia; lo re à nome Ruccomod Iacomat. Quivi è grande caldo; inferma è la terra molto, e se alcuno mercatante d’altra terra vi muore, lo re piglia tutto suo avere."

- Marco Polo, Il Milione (capitolo 36)

La notizia che i Polo passassero per Baghdad è desunta dalla descrizione che Marco Polo ne fa nel suo racconto; ma gli storici propendono per una descrizione basata su fatti narrati a Marco Polo da viaggiatori incontrati lungo il tragitto e spostano quindi il percorso del gruppo più a nord.

Da Hormoz invece di procedere via mare come stabilito decisero di andare a piedi verso nord attraversando l'Afganistan attraverso le province di Balkh e Badakhshan e facendo sosta nelle città di Balkh, Taloqan e Feyzabad. Nel Badakhshan Marco Polo si fermò circa un anno per recuperarsi da una malattia che lo affliggeva, forse malaria, e descrivendo la fauna, il paesaggio e la società del posto. Lo colpirono in particolare la presenza di donne con pantaloni, miniere ricche di gemme e una presenza cospicua di leoni e lupi selvaggi.

Ormai guarito, Marco Polo procedette percorrendo il Pamir, conosciuto anche come tetto del mondo. L'impresa fu eccezionale per l'epoca e gli ci vollero più di 2 mesi per percorrere circa 350 chilometri. Marco Polo fu il primo occidentale a descrivere il Pamir.

Terminato il Pamir, nell'attuale Tajikistan, i Polo arrivarono quindi in Cina raggiungendo il centro di Kashgar. Qui li attendeva un'altra impresa: l'attraversamento del Deserto del Gobi terminata la quale, seguendo il corso del Fiume Giallo, giunsero infine a Shangdu (Xanadu), la capitale estiva del regno mongolo dopo un viaggio durato 3 anni e mezzo.

Niccolò e Matteo si recarono quindi alla corte del Kublai Khan presentando il giovane Marco al sovrano:

"... domandò loro chi era quello giovane ch'era con loro. Disse messer Nicolò: "Egli è vostro uomo e mio figliuolo". Disse il Gran Cane: "Egli sia il ben venuto, e molto mi piace".

- Marco Polo, Il Milione

Marco Polo alla corte del Kublai Khan

Giunto alla corte del Re dei Re o Khagan, Marco Polo entrò presto nelle grazie del sovrano che lo volle come ambasciatore divenendo presto reticente all'idea di separarsi da Marco Polo che infatti rimase a corte e al servizio di Kublai per 17 anni, fino al 1292.

A corte Marco Polo fu trattato come un figlio e potè immergersi nella cultura e nelle tradizioni mongole apprendendo l'arte della guerra, il tiro con l'arco, le arti marziali cinesi, la lingua mongola (non il cinese) e la letteratura.

L'ammirazione per il talento, la curiosità e la tolleranza di Marco Polo portò come già detto il Khan a offrirgli un ruolo di ambasciatore; per il sovrano mongolo Marco Polo raggiunse con ambasciate il Tibet, la Birmania e l'India toccando posti che nessun occidentale aveva mai visto prima.

Successivamente Marco fu anche nominato governatore di una grande città cinese, ispettore fiscale di Yaznhou e gli fu persino riservato un seggio ufficiale nel Consiglio Privato di Kublai Khan.

Viaggio di ritorno di Marco Polo

Ottenuto, con estrema tristezza di Kublai Khan, il permesso di ritornare a casa i Polo non percorsero la stessa rotta dell'andata. Incaricati da Kublai di scortare una principessa mongola in Persia per contrarre matrimonio, i Polo percorsero le province meridionali della Cina per imbarcarsi e raggiungere Sumatra, l'India e finalmente Hormoz. Il viaggio attraverso l'Oceano Indiano fu un'ecatombe: 600 tra passeggeri e membri dell'equipaggio morirono lasciando solo 18 sopravvissuti tra cui i Polo e la principessa mongola. In Persia inoltre il principe promesso sposo era morto così che i Polo dovettero sostare fino a incontrare un partito all'altezza della principessa per convolare a nozze.

Risolto il problema i Polo ripartirono attraversando tutto l'Iran e raggiungendo il Caucaso e Trebisonda e le coste del Mar Nero. Di nuovo in navigazione sostarono a Costantinopoli prima di prendere la rotta mediterranea e adriatica verso Venezia.

Nel 1295, dopo quasi tre anni di viaggio, i tre Polo misero piede nel palazzo di Venezia; i familiari non li riconobbero se non attraverso le gemme che portavano. Marco Polo stentava a parlare avendo quasi dimenticato del tutto il veneziano.

Prigionia di Marco Polo e scrittura del Milione

Dopo 3 anni passati a Venezia a Marco Polo fu concesso il privilegio di comandare una galea delle 90 presenti sul campo navale della Battaglia della Curzola che si tenne l'8 settembre 1298. Lo scontro fu vinto da Genova che rinunciò ad attaccare Venezia a causa delle gravi perdite subite in battaglia; Venezia perse 7000 uomini e Genova tornò in patria con 7000 prigionieri veneziani, tra questi anche Marco Polo (gli storici tuttavia ritengono la partecipazione alla Battaglia di Curzola non certa; forse quindi fu un altro conflitto che ne determinò la prigionia).

Nelle prigioni di Palazzo San Giorgio a Genova Marco Polo incontrò Rustichello da Pisa, scrittore che si era già cimentato nel genere arturiano in prosa, incarcerato in seguito alla sconfitta di Pisa nella Battaglia della Meloria (1284). Questi durante la prigionia si offrì di redarre i resoconti orali del viaggio di Marco Polo; l'opera fu scritta in lingua d'oïl, lingua medievale romanza-galloromanza da cui nacque il francese moderno, e prese il titolo di Le Divisament du Monde, conosciuta in italiano come Il Milione, soprannome di Marco.

Ritorno a Venezia e ultimi anni di Marco Polo

Dopo essere stato liberato nel 1299 Marco Polo tornò subito a Venezia. Qui nel 1300 sposò Donata Badoer, appartenente alla Famiglia Badoer, iscritta da secoli nell'elenco delle casate fondatrici della Serenissima (VII sec.) e per essere più precisi nel novero delle famiglie apostoliche. Da lei ebbe 3 figlie.

Negli anni successivi Marco Polo si dedicò insieme allo zio Matteo alla gestione degli affari di famiglia; ma non mancò mai di promuovere la diffusione del suo libro: ad agosto 1307 ad esempio fece arrivare al fratello del re di Francia Filippo il Bello, Carlo di Valois, una copia del suo Milione consegnandola a Thibault de Cepoy, militare francese di passaggio a Venezia. Si tratta di sicuro di una copia originale oggi perduta.
Fu l'inizio di un successo che portò il libro nelle corti di tutta Europa; le varie traduzioni in toscano che circolarono in seguito contribuirono molto anche alla diffusione del suo libro anche tra il popolo.

In un documento dell'Archivio di Stato di Venezia datato 1305 viene citato come nobilis vir Marchus Paulo Milioni.

Nel 1324 ormai sul letto di morte, e dopo aver redatto testamento, molti accorsero a chiedere se il Milione fosse frutto della sua fantasia; la risposta di Marco Polo fu lapidaria:

"Non ho raccontato nemmeno la metà delle cose che ho visto, perché sapevo che nessuno ci avrebbe creduto."

- Marco Polo

Testamento di Marco Polo

Poco prima di morire Marco Polo, ormai malato, redasse il suo testamento che nei secoli non è mai uscito dall'Archivio di Stato e dall'Ottocento dalla Libreria Marciana poiché ritenuto molto fragile e a rischio di distruzione. Per questo Scrinium e la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia ne hanno predisposto 185 cloni esatti che sono stati venduti immediatamente. In questo modo gli studiosi, che prima non potevano accedere al documento, lo potranno studiare.

Ritenuto apocrifo per molti anni e custodito all'interno del Cod. Lat. V, 58 (=2437), n. 33 - Pergamena - 1324 (more veneto 1323) con i testamenti del padre Niccolò e dello zio Matteo, il testamento di Marco Polo è ora ritenuto unanimemente autentico.

Scritto su pergamena di pecora il Testamento di Marco Polo riserva delle sorprese interessanti: disponeva infatti di abbastanza denaro e proprietà che lascio come era comune a varie chiese di Venezia ma, cosa inconsueta nella società del tempo, anche a tutte le donne della sua famiglia.

Tra le sue disponibilità anche uno schiavo che dispose di liberare dopo la sua morte. Per finire anche oggetti rari che portò con sè dall'Oriente tra cui stoffe traforate in oro, bottoni di ambra, drappi di seta, redini di foggia singolare, del pelo di yak e una "zoia" in oro con pietre e perle del valore di 14 lire di danari grossi.

La Famiglia Patrizia dei Polo

La Famiglia Polo giunse a Venezia nel XII secolo da Sebenico in Dalmazia. Il capostipitite della famiglia era Andrea Polo, abile e facoltoso mercante che decise di stabilirsi a Venezia; qui ebbe 3 figli: Marco Polo il Vecchio, Niccolò Polo (Venezia, 1230 – Venezia, 1294) e Matteo Polo (Venezia, 1252 – Venezia, 1309).

Il 1° Viaggio dei Polo a Pechino

Se del primo le notizie sono scarse, del secondo si sa che fu padre di Marco Polo e che, insieme a Niccolò lo zio di Marco, si trasferì per anni a Costantinopoli per praticare l'attività mercantile. La capitale, passata sotto il controllo dei Veneziani dopo il Sacco del 1204 e la nascita dell'Impero Latino, era però politicamente già instabile e quindi i due Polo decisero di spostare la loro attività a Soldaia, l'attuale Sudak in Crimea. Decisione quanto mai appropriata poiché nel 1261 i Bizantini riconquistarono Costantinopoli torturando e scacciando i veneziani.

Niccolò e Matteo erano quindi entrati nell'immenso territorio dell'Impero Mongolo e più specificamente nei suoi ultimi margini occidentali, quelli inclusi nel Khanato Kipchak o Khanato dell'Orda d'Oro, fondato in seguito alla morte di Gengis Khan che portò alla divisione dell'IMpero in 4 khanati ognuno governato da un Khan (grande principe o re). Quello in cui arrivarono i Polo fu fondato dal nipote di Gengis Khan (Sovrano Universale, 1162 – 1227) Batu Khan, poiché suo padre Djuci era già morto.

Da Sudak i Polo iniziarono a spostarsi verso Oriente all'interno del Khanato dell'Orda d'Oro raggiungendo la capitale Saraj e soggiornandovi per un anno circa; proseguirono poi raggiungendo Bukhara, nell'attuale Uzbekistan non distante da Samarcanda. Qui dopo un soggiorno di 3 anni Niccolo e Matteo Polo decisero di unirsi a un'ambasceria voluta da Hülegü, anch'egli nipote di Gengis Khan e figlio di Tolui (terzogenito di Gensis Khan), al fratello Kublai Khan che regnava come Khagan a Khanbaliq, l'odierna Pechino.
Nel 1266 i due Polo raggiunsero e incontrarono Kublai Khan e ricevettero da questo la richiesta di essere suoi ambasciatori presso il Papa; Kublai diede loro una lettera che richiedeva 100 missionari cristiani a Pechino e dell'olio della lampada del Santo Sepolcro. La missiva includeva una tavoletta d'oro o paiza, che da va diritto all'alloggio, a cavalli e a cibo in tutto l'Impero Mongolo.

Niccolò e Matteo si misero sulla via del ritorno percorrendo lo stesso percorso dell'andata, insieme a un mongolo accompagnatore di nome Koeketei che presto li abbandonò, e raggiunsero Ayas nel Regno Armeno in Cilicia, odierna Turchia Meridionale. Da qui salparono verso San Giovanni d'Acri, capitale del Regno di Gerusalemme, e nel 1269 raggiunsero Venezia dopo quasi 15 anni d'assenza, trovando il giovane Marco Polo ad attenderli bramoso di conoscenza.

Per avere l'incarico papale i due Polo, ora insieme al giovane Marco, dovettero attendere l'elezione di Papa Gregorio X che nel 1271 incaricò la famiglia Polo dell'ambasciata cristiana componendola con i due monaci domenicani Niccolò da Vicenza e Guglielmo di Tripoli - che rinunciarono lungo il percorso per paura - e una serie di regali che furono recapitati al Kublai Khan nel 1274.

La riammissione al Patriziato della Famiglia Polo

La Famiglia Polo fu una delle casate che subì l'estromissione dal patriziato in quella che è conosciuta dagli storici come Serrata del Maggior Consiglio (28 febbraio 1297).

Tuttavia in seguito all'aiuto fornito alla Repubblica (avvenuto per cooptazione), durante la Guerra di Chioggia (1378 – 1381) contro Genova, i Polo furono nuovamente riammessi per meriti al patriziato veneziano entrando nel novero delle Casade Novissime.

Il Milione di Marco Polo

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Curiosità su Marco Polo

Marco Polo era poliglotta: oltre al veneziano parlava anche mongolo, persiano, arabo e turco.

Durante il suo passaggio in Pamir Marco Polo descrisse nei particolari una specie di pecora montana; nel 1841 lo zoologo Edward Blyth battezzò la specie come Ovis ammon polii.

Non è vero che Marco Polo introdusse in Europa l'usanza di mangiare pasta dalla Cina. Già prima del suo avvento la pasta era parte integrante della dieta mediterranea. Inoltre i due tipi di pasta sono differenti.

Il Milione di Marco Polo ottenne un successo enorme ma fu sempre letto come un racconto fantastico originato dalla fantasia di Marco. Fu solo dopo molti anni dalla morte del grande veneziano che ci si rese conto che era un resoconto dettagliato di un viaggio durato 24 anni. Studi sugli archivi storici cartacei cinesi iniziati nell'Ottocento confermarono infatti che Il Milione testimoniava una serie di avvenimenti avvenuti a corte e regolarmente annotati. Per i contemporanei di Marco Polo fu impossibile accettare che esseri considerati inferiori potessero produrre società più ricche e feconde di quella europea del XIII secolo.

Cristoforo Colombo, il navigatore genovese che scoprì l'America nel 1492, era un avido lettore del Milione; per sua stessa ammissione fu molto influenzato dalle avventure di Marco Polo e trasse con sè una copia del Milione nel suo primo viaggio verso le Indie.
L'esploratore genovese infatti, a differenza di molti, credeva che Marco Polo avesse narrato la verità; tanto che sbarcato nel Golfo del Messico ma convinto di essere arrivato nelle Indie per rotte occidentali, chiese dell'esistenza del Gran Khan per poterlo incontrare.



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